La gestione del potere
Corso-training presso l’Università di Torino, Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche

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Il 24 Marzo è ripartito il corso su “La Gestione del Potere“, presso il Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino.
Il momento di formazione è un training del Corso di Laurea in Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro.

Nel corso delle giornate di lavoro gli studenti del secondo anno si trovano a lavorare con il formatore intorno alle tematiche connesse alla gestione del potere in relazione all’attività professionale a cui si stanno formando.

Il lavoro è realizzato in una situazione di outdoor, negli spazi esterni alla sede di Collegno (TO) dell’Università di Torino.
Il percorso formativo è condotto con un approccio di Sviluppo di Comunità, applicato ai contesti formativi e con influenze culturali e metodologiche che si rifanno agli apporti di Danilo Dolci, Paulo Freire, Lorenzo Milani, Ivan Illich, Gino Piccio, Augusto Boal e Gene Sharp.

Di questi autori vengono utilizzate le metodologie e strumenti: la ricerca-azione-partecipata e i percorsi di coscientizzazione di Paulo Freire e Gino Piccio, il Laboratorio Maieutico di Danilo Dolci, il Teatro Forum di Augusto Boal, il potere della parola di Lorenzo Milani.

Il corso ha un monte di circa 30 ore e termina con un esame finale.

La partecipazione attiva degli studenti al training consente loro di apprendere dall’esperienza e rielaborare i contenuti partendo dalla propria esperienza di vita (dai vissuti, antropologicamente intesi).

L’approccio al training risulta talvolta inizialmente faticoso per gli studenti.

In diverse occasioni“, ricorda Simone Deflorian, docente-trainer del corso, “mi è capitato che studenti mi dicessero: …professore, perchè questo lavoro? perchè dobbiamo pensare? non sarebbe meglio che lei ci dicesse che cosa vuole che sappiamo? così poi all’esame noi ce lo ricordiamo e glielo ripetiamo esattamente con le stesse precise parole che lei ha usato!“.

Il percorso sfida la comodità, la prigrizia, l’anestesia e la passività dei cervelli. Li sfida all’innovazione, alla curiosità, alla freschezza, all’esplorazione e allo scambio generativo.



Articolo a cura di
Chiara DallavalleSimone Deflorian

Sviluppo Partecipato di Città e Organizzazioni


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